"Sarebbe tutto più facile se non ti avessero inculcato questa storia del finire da qualche parte, se solo ti avessero insegnato, piuttosto, a essere felice rimanendo immobile. Tutte quelle storie sulla tua strada. Magari invece siamo fatti per vivere in una piazza, o in un giardino pubblico, fermi lì, a far passare la vita, magari siamo un crocicchio, il mondo ha bisogno che stiamo fermi, sarebbe un disastro se solo ce ne andassimo, a un certo punto, per la nostra strada, quale strada?, sono gli altri le strade, io sono una piazza, non porto in nessun posto, io sono un posto" (A. Baricco)
...questo è un po' il succo dei pensieri di questi ultimi giorni, pensieri sollecitati dai posti visti, dalle persone incontrare, di cui avrei voluto condividervi le foto, ma stasera la connessione non me lo consente...dovrete accontentarvi dei pensieri=)
Io sono una piazza, un giardinetto e non posso andare contro la mia natura. La possibilità di essere strada mi attira ma al contempo mi paralizza, deprime le mie energie buone.
Non voglio rimanere immobile ovviamente, ma voglio "esserci" nel mio ora e nel mio qui nel modo più pieno, e non vivere continuamente protesa verso mete non meglio identificate. Io sono una piazza, un crocicchio perché voglio essere "abitata" dalle persone, voglio che si fermino nei miei spazi, che li gustino.
Un giardinetto stile Bryant Park o Union Square, in cui chiunque arriva può prendere una sedia e mettersi comodo, o un tiepido Central Park d'autunno in cui distendersi al verde per lasciarsi accarezzare dal sole.
Io sono una piazza da attraversare: non voglio trattenere nessuno, perchè nessuno mi appartenga mai davvero e io possa amare tutti in libertà (la mia e la loro).
Pensieri che hanno riempito il mio fine-settimana piuttosto impegnativo...Sabato ho girato come una trottola impazzita, tra la 85sima e Central Park, tra un vera colazione americana - con tanto di burro alla fragola per i pancakes, e il festival dell'architettura. Nel tardo pomeriggio sono approdata sulla 23rd a sperimentare il pezzo di cielo "italiano" che si vede dal roof garden di Eataly con un bicchiere di Bianco delle Langhe in mano e per continuare nel mood nostalgia ho cenato con una veloce pasta per poi finire negli ormai noti locali dell'East a sentire tanta musica. La mattina dopo mi sono risvegliata, sempre nell'East, con solo 4 ore di sonno all'attivo; ma avevo un appuntamento con una persona tanto cara al mio cuore e non intendevo mancarlo. Ho sceso le scale e sono arrivata in strada nel più totale silenzio: bella New York alle 7:30 di domenica! Ho respirato fino in fondo il silenzio che mi circondava. Neanche dieci minuti a piedi prima di arrivare alla metro, ma mi sono parsi eterni. Ho misurato i miei passi, ho sniffato con gusto l'odore della caffetteria Vita, e lì credo di aver capito cosa la città voleva insegnarmi per questi giorni:la radice della nostra continua insoddisfazione è proprio il voler mangiar dell'albero della conoscenza del bene e del male. Una città come New York ti fa sperimentare in piccolo una verità valida per l'intera vita: quasi sempre siamo mossi dal desiderio del "tutto", ma non del "meglio". Vogliamo vedere, sentire, provare, sperimentare, mantenere, vivere tutto, ma non ci chiediamo cosa per noi sia il meglio. Ci affanniamo, soffriamo, ci esauriamo rincorrendo questo desiderio di "tutto", di perfezione per noi irrealizzabile, e non ci accorgiamo che il "meglio" quasi sempre sta nel "poco" o meglio nel "piccolo".
Ultimo pensiero...Ho usato sempre troppe parole per "circoscrivere" la mia vita, continuamente alla ricerca della parola migliore per definire le situazioni, i sentimenti, continuamente impegnata a fare propositi di etichettatura. Ci rinuncio, ufficialmente. Accetto il complicato mondo di contraddizioni che mi porto dentro perché sento che finalmente Qualcuno lo ama davvero e depongo la penna per un po' perché non sia più io a dare forma (o a cercare di dare forma) alla realtà con le mie parole, ma la realtà, anzi la Verità, a riempirle e a dargli senso.
Abbasso il volume delle mie "radio" cari amici...almeno per un po' per cercare di decifrare i battiti del cuore.
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